Processione del Cristo Morto a Orte, un set su Flickr.
Alcune foto scattate durante la processione degli incappucciati.
Processione del Cristo Morto a Orte, un set su Flickr.
Alcune foto scattate durante la processione degli incappucciati.
Sette e non più sette bombette catapultate in scena. Fuori dalla scena il buio di cunicoli e mani che li chiamano. In scena si giocano i nomi, strampalati e disattesi, in un continuo perdersi e non trovarsi. Giocando? Provando a non prendersi sul serio. Ma consapevoli che la farsa, esibita, se ne va ricoperta di nero. Giocare? Illudersi che l’attesa sia un gioco. Che ci siano vittime e colpevoli. Che parlare una lingua sia un gesto senza voce. Che avere un nome dia un’identità. Ma è illusione dai passi incerti e lunghi, di risate smorzate e ripetizioni, di un teatro libero di non essere se stesso e dimenticarsi ad ogni nuovo lavoro.
Flavia Mastrella e Antonio Rezza intervistati da Ivan Talarico sullo spettacolo 7 14 21 28. Riprese effettuate da Luca Ruocco il 15/12/2009 al Teatro Vascello, Roma. Una produzione DoppioSenso Unico.
INTERVISTA A GASPARE BALSAMO
IT: Che rapporto ha questo cantiere/spettacolo con l’ospizio che l’ha generato? Ha soltanto preso spunto o il rapporto è stato più complesso? Gli anziani vedranno mai quello che hai elaborato sulla loro vita periferica?
GB: Non prendo nessuno spunto. Il rapporto è sempre all’origine di ogni esperienza esistenziale. Mio fratello lavora come cuciniere presso l’ospizio. Non decido a priori di andare in un luogo a fare un ricerca, un reportage. Non è così che concespisco il senso di una ricerca artistica. Le cose non vanno per forza e sempre cercate ma bisogna che uno ci si trovi nelle situazioni. Il fatto che mio fratello lavori lì è l’origine è il primo senso del mio rapporto-trovarmi in questa esperienza.
Gli anziani non hanno ancora visto il cantiere, ma durante la mia permanenza spesso ho avuto modo di stare con loro e fare piccole performance per loro. In quei giorni è capitato che facevo “Camurria” a Trapani, e abbiamo organizzato con i musicisti pure uno spettacolo proprio per loro dentro l’ospizio.
Presentato con il titolo di Ospizio nel programma del RomaEuropa Festival, questo spettacolo prende il nome più suggestivo di Isola Zavorra poco prima di essere rappresentato. Gaspare Balsamo non lo nasconde, anzi ne fa il punto di partenza dal quale iniziare il suo discorso, assieme al fotografo Mario d’Angelo.
Discorso su una pubblicità che anticipa il prodotto. Sulla necessità che la merce sia pronta e vendibile. E quindi su merce invendibile e deteriorata, che giace in un ospizio in attesa di smaltimento. Gli anziani, una volta uomini e donne, con una lontana dignità di giovani e un glorioso passato da bambini, sono ormai spersonalizzati nell’Isola Zavorra e ridotti al puro valore economico. L’ospizio li ospita solo perché è pagato per smaltire le loro vite. Vite che sono ormai ricordo baluginante e sconnesso.
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